Apache Web Server

Il «pilastro di Internet»...

Apache, un pilastro di Internet... Mentre XJA fa l'indiano

Oggi, per le «Storie di Software» del Podcast di XJA, voglio parlare di un «pacchetto software» che, se non fosse esistito, probabilmente la storia di Internet e di tutti i siti web che la popolano, sarebbe stata, decisamente, diversa.

Sì, perché, in questo episodio, non si parla di un «software qualsiasi» ma di uno di quelli che ha davvero segnato la storia dell'umanità e, come tutte le storie belle, quelle più incredibili, anche lui nasce per caso. Un software che tutti usiamo ogni giorno, probabilmente senza neanche saperlo!

In questo episodio puntiamo i riflettori su Apache, un nome che, però, non ha nulla a che vedere con la famosa ed irriducibile tribù dei nativi americani...

Torniamo al 1995

Torniamo indietro nel tempo: è il 1995... ma, vi prego, asciugate quella lacrimuccia che sta per rigare la guancia sotto l'occhio destro... Risata

È il '95, ho detto ma, precisamente, è la primavera del 1995. Il mondo dei Personal Computer di quel tempo sta per subire un terremoto di proporzioni storiche. Pensate: ad agosto Microsoft pone in commercio Windows 95 mentre nei corridoi di Wall Street gli addetti ai lavori sgranano gli occhi di fronte al debutto azionario di Netscape anche se, ancora, non tutti hanno chiaro che cosa faccia...

Nelle case, poi, comincia a diffondersi quel rumore inconfondibile dei modem che usano la linea telefonica per spalancare le porte della grande Rete Mondiale.

Ma dietro la facciata dei colossi dell'informatica del tempo, nel segreto dei laboratori, nelle stanzette, nei garage degli appassionati, si sta consumando un'altra rivoluzione, silenziosa e mossa da uno spirito del tutto diverso.

Fino a quel momento, le fondamenta su cui si reggeva la ragnatela mondiale del World Wide Web si chiamano «NCSA HTTPd»... Una sigla complicatissima che sta per «National Center for Supercomputing Applications Hypertext Transfer Protocol Daemon», un server sviluppato presso l'Università dell'Illinois da un brillante giovane informatico di nome Rob McCool. Rob ha appena 21 anni ma quel programma, il «suo» programma, è motore invisibile che trasforma semplici file di testo in pagine e pagine di documenti, consultabili dai PC collegati ad Internet! Insomma, il suo, è il «vero motore» del World Wide Web!

Summer 1994

Ma torniamo indietro di qualche mese, nell'estate del 1994, mentre in Europa imperversa la guerra in Jugoslavia, alla Casa Bianca c'è Bill Clinton al suo primo mandato, in un garage di un sobborgo di Seattle nasce Amazon e, in Italia, Umberto Tozzi vince il Festivalbar, Rob McCool, improvvisamente, aveva lasciato, quasi senza dir niente a nessuno, il centro di ricerca dell'Università dell'Illinois ed il suo progetto, il progetto software del pilastro del Web, si era arenato.

Nessuno aggiornava più quel codice che, mentre il traffico su Internet cresceva a ritmi spaventosi, restava inesorabilmente fermo... gli amministratori di sistema di tutto il pianeta si trovarono a dover gestire crash improvvisi, bug di sicurezza e nuove esigenze operative assolutamente non previste nel codice originale!

Ne nasce una situazione caotica con nessuna buona prospettiva... ma, come spesso accade, è proprio quando le cose stanno per diventare drammaticamente gravi che arriva la soluzione! Otto sviluppatori visionari, sparsi tra gli Stati Uniti e l'Europa e collegati solo via posta elettronica, decidono di prendere in mano la situazione. Non hanno finanziamenti, non hanno una grossa società alle spalle e non cercano guadagni da capogiro: vogliono solo che il software funzioni! Punto!

Ciascuno di loro ha scritto delle piccole correzioni, dei pezzi di codice scritti di getto per sistemare quello che non andava nel server originale di NCSA: si tratta di «pezze», di «rammendi» che sono messi insieme in fretta, di notte, di fronte al server fermo con il solo desiderio di farlo ripartire e, forse, di andare, finalmente, a dormire!

Gli otto sviluppatori decidono di raccogliere tutte queste toppe, o, per dirla in gergo informatico, «queste patch», e di unirle in un'unica architettura, in un unico software che, coerentemente, le tiene tutte insieme.

E nasce proprio da questo termine gergale informatico il suggestivo nome del nuovo prodotto, del nuovo «server software» che diventa il nuovo «Pilastro del Web»... sì perché, ormai, quello che gli otto hanno davanti, non è più il vecchio server ufficiale, quello dell'Università dell'Illinois abbandonato dal suo autore, ma un software «completamente riacconciato», una nuova creatura meticcia nata unendo decine e decine di interventi correttivi, di continui rammendi che, comunque, funzionano alla grande!

Un gioco di parole

Il suo nome nasce un gioco di parole all'inglese... il nuovo server si chiama «a patchy server», cioè un server fatto di... rattoppi!

Ma quel nome è troppo bello e, detto così richiama subito alla mente la celebre tribù dei nativi americani e, con le sue capacità di adattamento e la sua flessibilità, ne celebra le virtù... Insomma, nasce un programma assemblato rigo dopo rigo, un'opera collettiva ed estremamente pratica fatta con il solo scopo di evitare che l'architettura del Web crollasse sotto il proprio stesso peso.

In quel mese di aprile del 1995 fa la sua prima comparsa ufficiale Apache 0.6.2 e mentre il mondo guarda con stupore la nascita di eBay, l'arrivo in Europa della prima PlayStation e gli scienziati scoprono il Top Quark, questo manipolo di programmatori indipendenti, sparsi tra Europa ed America e che neanche si conoscono di persona, continua a perfezionarne il codice giorno e notte.

A dicembre dello stesso anno rilasciano Apache 1.0, finalmente la versione matura del server! Nel giro di pochi mesi accade l'impossibile: quel software nato per caso e privo di qualsiasi strategia commerciale supera il suo predecessore del NCSA e diventa il server web più popolare del pianeta, alimentando oltre la metà di tutti i siti esistenti in quegli anni, in quei primordi di Internet! Perché questo server nato per caso funziona! E funziona anche molto bene!

Ma Apache non è solo un server che funziona: con la sua struttura modulare e la sua licenza libera dimostra al mondo intero che il modello di sviluppo aperto e collaborativo non è soltanto una romantica utopia per sognatori, ma una forza ingegneristica capace di sorreggere la spina dorsale dell'intera infrastruttura digitale globale.

E, dopo questo racconto, se ancora oggi, potete leggere il mio sito, ik7xja.it, navigare tra milioni di altri presenti in Internet o fare acquisti on-line probabilmente, dietro tutto, c'è lui... Insomma, alla fine, possiamo davvero dire che non è Internet che ha creato il software ma è questo software, questo «Apache», ad aver creato Internet ed il Web così come noi, oggi, li conosciamo!

Ed ora, il nuovo episodio del Podcast!

Ed ecco il nuovo episodio del Podcast di XJA, salvato nella playlist delle «Storie di Software», un nuova raccolta dedicata ai software che ogni giorno usiamo, a volte senza neanche saperlo.

Come sempre, l'episodio è stato pubblicato sul mio canale Spreaker.com:

Ascolta "Episodio 89, Apache Web Server: un pilastro di Internet! #webserver #software #server" su Spreaker.

E nella apposita playlist del Podcast sul mio canale Youtube; questa volta, il video, ha alcune novità: