Una suite da ufficio: LibreOffice

Un caso davvero strano...

Software libero: Linux e OpenOffice. Gestire l'ufficio diventa un gioco

Oggi voglio tornare a parlare di software e, soprattutto di uno strano caso...

Tutti conosciamo certamente, Office, la suite da ufficio che permette di scrivere, far calcoli, disegnare e presentare. È un software a pagamento in quanto prodotto da una grande azienda multinazionale.

Ma se uno non vuole spendere, c'è una valida alternativa: si chiama LibreOffice... LibreOffice fa esattamente le stesse cose, è gratis, è a «sorgente aperto», è aggiornato, veloce e sicuro ma molti, tanti, non lo usano...

Vediamo perché.

Voglio un titolo... altisonante!

Mi piacerebbe battezzare questo episodio come «Lo strano caso della suite da ufficio», giusto per dargli un titolo altisonante... In effetti, il caso, è davvero strano: anzi è uno dei misteri della psiche umana, paragonabile solo a due casi: chi compra l'acqua in bottiglia pur vivendo sopra una sorgente alpina purissima o chi paga un abbonamento in palestra solo per andare a sedersi sul divanetto della reception e fare «conversazione» con gli altri abbonati...

In effetti, la domanda che mi pongo è: «perché mai c'è qualcuno disposto a pagare un software quando ce ne sta un altro che fa le stesse cose, a volte anche meglio, ma non costa niente?»

La risposta a questa domanda non sta nella logica o nell'informatica. Sta tutta nella psicologia contorta del consumatore moderno: cercherò di analizzare questa situazione, giusto per cercare di capire, io stesso, le cause di questo strano comportamento.

Il primo motivo potrebbe essere l'abitudine. L'essere umano è un «animale abitudinario» e non gli piace cambiare. Se per mesi, o per anni, ha visto sempre allo stesso posto un tastino, un menu o una funzione, obbligarlo a cambiare cercando altrove quella funzione è motivo di disperata frustrazione e, in quel preciso istante, scatta quello che definisco il «panico da disorientamento».

LibreOffice ha un'interfaccia sobria, pulita, che ricorda i gloriosi tempi in cui i computer servivano a lavorare e non a mostrare notifiche popup o a distrarsi navigando in rete. Ma per l'utente medio, il cambio di posizione di un semplice tasto è la stessa cosa di essere paracadutato di notte in mezzo alla giungla senza bussola e magari con un leone alle spalle!

Meglio spendere qualche euro che finire mangiati, no? Risata

Poi c'è la «teoria del ristorante stellato»...

Voglio dire: se qualcosa costa, significa che vale, no? E da questa affermazione deriva il corollario che «se una cosa è gratis, sotto sotto, c'è sicuramente una fregatura!»

E, dopo questo, mi sembra di sentire le voci degli utenti: «LibreOffice è gratis? Mmmh, certamente, dentro c'è un virus!»; «Magari mi rubano le foto della vacanze...»; «E se poi LibreOffice fallisce e mi sparisce la tesi che ho fatto durante per la laurea del 2005?»; «E se ho un problema, chi chiamo

Al contrario, pagare per un software, ti dà la certezza che dietro ci sia un'azienda valida... anche se, alla fine, se c'è un problema, devi comunque darti da fare un po` da solo per risolverlo...

Ricordo un fatto accaduto nei primi anni del nuovo millennio e che riguarda questa suite da ufficio quando ancora si chiamava «OpenOffice»: alcune aziende in Italia, in Germania e nel Regno Unito, presero l'installer gratuito da OpenOffice.org (a quel tempo, era ancora alla versione 2.0 o 3.0), lo masterizzarono su un CD, ci aggiunsero una manciata di font gratuiti e qualche template scaricati da Internet, stamparono un piccolo manuale cartaceo e confezionarono il tutto in una vistosa scatola di cartone venduta negli ipermercati e nei grandi magazzini a prezzi compresi tra 19,90 € e 29,90 €.

E la gente lo comprava in massa! La confezione, la comodità del supporto e la «sicurezza» del manuale spinsero un sacco di persone a comprare un software a sorgente aperta che poteva essere scaricato senza alcun costo da Internet o condiviso mediante CD rimasterizzato o chiavetta USB in maniera del tutto legale!

Eh, queste sì che sono le «stranezze della psiche umana»!

Altri motivi validi per spendere

Un altro motivo che spinge ad usare un programma a pagamento è la possibilità, molto remota a dire il vero, di avere assistenza al programma. Ma questo è davvero il capolavoro del marketing dell'era del SaaS (il «Software as a Service»): ci hanno convinto, infatti, che qualcosa di gratuito non gode di assistenza e, al contrario, se paghi un canone, se spendi i tuoi soldi, certamente avrai una persona a risponderti al telefono, non fosse altro per insultarla quando le cose non funzionano e lui non è in grado di sistemare la formattazione del tuo documento Word!

Poi, il fatto che nessuno abbia mai chiamato il supporto della «Megaditta di Seattle» in tutta la storia dell'umanità per risolvere un bug di Excel o un problema in Word è del tutto irrilevante: conta l'idea che, in teoria, potresti farlo.

Insomma, tutta questa storia, riporta alla mente la vicenda di GNU/Linux: un sistema operativo libero, sicuro e soprattutto gratuito. Si preferisce usare un software chiuso, a pagamento, magari «rubato» anziché scegliere la libertà e, soprattutto, l'onestà... della serie: «il CD me lo ha passato ammiocuggino che con i PC ci gioca e ne capisce più di Guglielmo Cancelli».

Mi rendo conto che, probabilmente, la maggior parte delle persone non vuole la libertà software o la «durevolezza» di un programma come LibreOffice: desidera solo una gabbia dorata con le sbarre colorate ma belle a vedersi, possibilmente fornita di un abbonamento che si rinnova da solo con addebito in carta di credito... così non deve prendersi il fastidio di decidere se rinnovare o meno Pianto

Se poi siete arrivati sin qui e vi interessa conoscere meglio questo software, trovate tutte le informazioni su «libreoffice.org»: il programma è in italiano ed è scaricabile gratuitamente ed inoltre è disponibile per Linux, Windows o Mac. Inoltre, tutte le distribuzioni Linux lo includono nei vari pacchetti software e, quindi, lo trovate già pronto all'uso... quindi, perché non usarlo?

Ed ora, il nuovo episodio del Podcast di XJA!

Come sempre, alla fine della pagina, trova posto il nuovo episodio, pubblicato sul mio canale Spreaker.com e sulle altre piattaforme:

Ascolta "Episodio 88: Uno strano caso: LibreOffice #libreoffice #linux #software" su Spreaker.

Oppure sul mio canale youtube, nella playlist del podcast o, nella nuovissima, “Storie di Software”: