Icom IC-706/IC706MKIIG
Un progetto ICOM innovativo e duraturo
Come posso descrivere una delle radio in assoluto più longeve e con il migliore progetto che si sia mai visto in ambito radioamatoriale in un episodio del podcast che dura solo pochi minuti?
Niente: non si più fare, mi son detto... è un'impresa, a dir poco impossibile... E invece, poi, l’episodio, l'ho registrato e spero di essere almeno riuscito a far trapelare il mio entusiasmo per questa piccola, grande radio.
Ed ora, ecco a voi la storia di un Piccolo Grande Gigante che ha rivoluzionato il Mondo delle radio per i Radioamatori!
Una piccola, grande radio
Come molti avranno capito, il protagonista di questo episodio è la radio Icom IC-706... Una radio che resta un'istantanea, un'immagine scolpita nella memoria di chi ha vissuto quell'epoca. È il 1995, e Icom lancia un apparato che non è semplicemente un nuovo modello, ma una vera e propria dichiarazione d'intenti. L'Icom IC-706 fa il suo ingresso sul mercato radioamatoriale come il «coltellino svizzero» definitivo, un ricetrasmettitore che, per la prima volta in un design ultra-compatto, promette di coprire tutte le bande che contano: HF, 50 MHz e VHF. In un mondo dominato da apparati ingombranti e specifici per ogni banda, questo piccolo e brillante apparato mobile ha creato una nuova categoria di prodotto, costringendo altri produttori a seguirne i passi. La storia della serie IC-706 non è una semplice evoluzione tecnica, ma un dialogo costante tra un produttore visionario e una comunità di appassionati molto esigenti, un legame che ha cementato la sua fama e ha trasformato la radio in un'autentica leggenda, il cui ricordo e il cui valore perdurano ancora oggi.
Prima dell'arrivo dell'IC-706, il panorama delle radio per la nostra passione era nettamente diviso. Gli operatori che desideravano lavorare sia le bande HF che le bande VHF/UHF dovevano ricorrere a due o più apparati distinti, spesso ingombranti e poco adatti all'uso mobile. C'erano dei tentativi di apparati «all-in-one» ma erano solitamente dei compromessi in termini di prestazioni o di dimensioni. L'Icom IC-706 ha rotto questo paradigma. È stato lanciato con l'ambizioso obiettivo di essere l'unico ricetrasmettitore necessario, il compagno ideale sia per la stazione base, magari come «muletto» o apparato di emergenza, sia per l'attivazione portatile o l'installazione mobile.
Le sue specifiche, per l'epoca, erano semplicemente rivoluzionarie per una radio delle sue dimensioni. Copriva tutte le bande amatoriali HF, incluse le bande WARC, oltre alla banda dei 6 metri e quella dei 2 metri. La ricezione era estesa ed andava da 30 kHz sino a 200 MHz, permettendo l'ascolto di una vasta gamma di servizi, anche fuori dalle bande destinate ai radioamatori. La potenza in uscita era una delle sue caratteristiche più impressionanti, offrendo un pieno 100W su HF e 6 metri, un valore che si contrapponeva al più modesto, ma comunque utile, 10W in banda due metri.
Anche l'architettura interna del ricevitore rifletteva l'ingegno di Icom. Per i modi di trasmissione tipici delle HF, come SSB, CW, RTTY e AM, l'apparato utilizzava un sistema a doppia conversione supereterodina, con la prima frequenza intermedia a 69.0115 MHz e la seconda a 9.0115 MHz. Questo schema garantiva un'ottima reiezione delle immagini e una buona selettività. Per la modulazione di frequenza (FM), Icom ha optato per un'architettura a tripla conversione, aggiungendo una terza media frequenza a 455 kHz per un'ulteriore pulizia del segnale. Ma ciò che ha reso l'IC-706 un vero e proprio «campione» non sono state solo le sue specifiche. Il suo design ultracompatto, con dimensioni di appena 17 per 6 per 20 cm di lunghezza ed un «peso piuma» di appena 2.5 kg, unito alla funzionalità cruciale del pannello frontale staccabile, lo ha reso immediatamente il «trasmettitore preferito» di chiunque cercasse un apparato pratico, comodo e potente per le attività fuori casa.
La rapida successione dei modelli, in un'epoca in cui i ricetrasmettitori avevano cicli di vita molto più lunghi, non è stata un caso ma una strategia che si è dimostrata vincente. L'industria dei ricetrasmettitori, a differenza di quella automobilistica, non era solita lanciare una nuova versione di un apparato ogni anno. Tuttavia, Icom, ha fatto esattamente questo con la serie IC-706. Come sottolineato in una recensione storica di QST (il periodico dell'associazione americana dei Radioamatori), l'azienda ha adottato un approccio che ricorda molto da vicino gli «anni modello» delle auto. Questo non è stato un semplice espediente di marketing, ma una risposta diretta e tempestiva al feedback degli utenti. I radioamatori, per loro natura, sono beta-tester esigenti che forniscono un flusso costante di commenti sui punti di forza e di debolezza di un apparato. Icom, invece di ignorare questi suggerimenti o di aspettare anni per dare un modello completamente nuovo, ha corretto i difetti e aggiunto nuove funzionalità nelle versioni successive, dimostrando di ascoltare attivamente la sua base di utenti e di essere disposta a migliorare il proprio prodotto anche a costo di superare sé stessa. Questa strategia ha forgiato un legame di fiducia e fedeltà con la clientela, un fattore che ha contribuito in modo significativo al successo e alla longevità di questa serie.
Una storia di continui miglioramenti
Da quanto raccontato, la storia della radio Icom IC-706 è, dunque, una storia fatta di continui miglioramenti, in cui ogni nuova versione portava questo apparato un passo più vicino alla perfezione.
Pertanto nel 1997, a soli due anni dal lancio del modello originale, Icom ha presentato l'IC-706MKII. Pur mantenendo l'essenza del suo predecessore, questa nuova versione ha portato un significativo aggiornamento in un'area chiave: la potenza in uscita in VHF. In questa banda l'uscita passò da 10W a un più robusto 20W. Questo raddoppio di potenza ha reso la radio molto più attraente per gli operatori che cercavano un apparato serio per le comunicazioni in 2 metri, trasformandola da un apparato «tuttofare» con un'uscita VHF modesta ad un vero e proprio concorrente di radio dedicate alla banda dei due metri. Questo modello, pur non stravolgendo il concetto di base, ha dimostrato il desiderio di Icom di perfezionare il suo prodotto basandosi proprio sulle richieste del mercato.
Non erano passati neanche due anni che ecco arrivare l'Icom IC-706MKIIG, lanciato proprio nel 1999: è questo il modello che ha davvero cementato la fama della serie. Questo apparato non solo ha mantenuto i miglioramenti del MKII, ma ha spinto i confini ancora più in là, diventando l'apparato «all-mode» per eccellenza. L'innovazione più grande è stata l'aggiunta della banda UHF (430 MHz) con una potenza di ben 20W, rendendo la radio un vero ricetrasmettitore HF/VHF/UHF. Allo stesso tempo, la potenza in VHF è stata ulteriormente aumentata, passando da 20W ad un impressionante 50W!
Tre versioni, una migliore dell'altra!
Oltre all'aumento di potenza, il nuovo modello «G» introduce una serie di funzionalità che, pur non essendo rivoluzionarie singolarmente, hanno migliorato drasticamente l'esperienza d'uso. Tra esse impossibile non citare il DSP (Digital Signal Processor). Adesso il processore audio è incluso di serie, a differenza del modello MKII che lo offriva come optional piuttosto costoso. Il DSP dell'MKIIG era pienamente funzionale anche in modalità FM, offrendo una migliore reiezione del rumore e migliorando la qualità del segnale ricevuto. Una novità che solo «grandi radio» potevano permettersi!
Viene introdotto un nuovo design nel Display Grafico delle «onde stazionarie» che diventa prezioso per gli operatori in mobile, dato che permetteva di visualizzare una rappresentazione grafica della curva del ROS su una gamma selezionabile di frequenze. Questo strumento semplificava enormemente la taratura delle antenne, specialmente se si è lontani da casa, si è dimenticato il rosmetro e si sta facendo un'attivazione all'aperto!
Inoltre, se operi al buio, adesso i tasti sono anche Retroilluminati! Un piccolo ma fondamentale miglioramento per chi operava in condizioni di scarsa illuminazione, oltre ad essere un'aggiunta molto pratica per l'uso notturno in auto.
Grazie a questi miglioramenti, l'IC-706MKIIG è diventato un apparato estremamente completo e versatile. La sua produzione è continuata, ininterrotta per 10 anni e fino al 2009! Una longevità eccezionale che testimonia la validità del suo progetto e la sua straordinaria popolarità.
Un progetto innovativo e moderno
Ma il vero successo dell'IC-706 non può essere misurato solo in watt o in bande coperte. La sua vera grandezza risiede nella sua reputazione di indistruttibile «cavallo di battaglia» e nella sua incredibile versatilità: sono questi i due punti di forza che lo hanno reso un apparato di riferimento in tanti scenari d'uso. Che si tratti di un'attivazione SOTA (Summits On The Air) o di un'installazione in auto per l'uso mobile, il 706 si è sempre dimostrato all'altezza della situazione. La sua capacità di resistere a cicli di trasmissione prolungati, come durante i contest o i Field Day, ha dimostrato una robustezza strutturale e una gestione del calore sorprendenti per un apparato così piccolo.
Il 706 è ancora oggi un apparato caldamente raccomandato per coloro che cominciano in questa nostra stupenda passione. La sua interfaccia utente, pur essendo basata su menu (una vera novità per l'epoca), è considerata intuitiva, e la combinazione di tutte le bande e modalità in un unico apparato lo rende la scelta perfetta per chi vuole cominciare senza spendere un patrimonio.
Il confronto con i suoi rivali storici è un'altra pagina fondamentale della sua storia. In un'epoca d'oro per gli apparati compatti, il 706 si è scontrato con concorrenti agguerriti... Tra essi non possiamo non citare lo Yaesu FT-857D provvisto, però, di un display meno generoso e considerato, da molti, un po` troppo delicato...
Oppure il bellissimo Kenwood TS-50... Veniva confidenzialmente chiamato «il cinquantino» ed è stato un rivale terribile, con opinioni spesso molto controverse. Alcuni lo ritenevano superiore in ricezione, ma gli stessi ammettevano che gli mancavano comandi essenziali come il Pitch o il Notch. Altri lo trovavano meno robusto del 706.
Ed infine, il famoso Yaesu FT-100D... ma qui, l'IC-706 ha avuto un chiaro vantaggio. Lo Yaesu FT-100D è noto per i suoi finali «notoriamente fragili» che lo mettevano a rischio di diventare un «mattone» proprio sul più bello di un'attività. Alcune notizie raccolte in rete suggeriscono che lo Yaesu FT-100D fu immesso in fretta sul mercato proprio per competere con l'imminente lancio dell'IC-706MKIIG... Ah! La gatta frettolosa! ![]()
Piccoli difetti del'IC-706
Ad onor del vero, anche chi è ammantato di perfezione può nascondere qualche neo... Come ogni apparato che ha vissuto così a lungo, anche l'IC-706 ha i suoi piccoli e grandi difetti, molti dei quali sono stati analizzati e risolti dalla comunità nel corso degli anni. Un difetto noto, dovuto al suo design ultracompatto, è la tendenza a surriscaldarsi, anche in ricezione. Alcuni utenti hanno risolto questo problema con una semplice modifica che mantiene la ventola in funzione a bassa velocità anche durante l'ascolto. Un problema più grave, anche se apparentemente raro, era uno strano «consumo parassita» che in alcuni casi arrivava a scaricare la batteria dell'auto a radio spenta, un rischio che ha costretto alcuni a staccare l'alimentazione ogni volta che parcheggiavano il veicolo.
Un'altra problematica ricorrente era il rumore dei relè del filtro passabanda, in particolare sulla banda degli 80 metri. Questo problema si manifestava con una trasmissione intermittente e faceva sospettare agli operatori proprio un guasto ai relé... Invece si trattava di un volgare problema di ossidazione tra i cavi flat flessibili e i connettori sulla scheda. Spesso bastava una accurata pulizia con alcol isopropilico per risolvere il problema...
La produzione dell'IC-706MKIIG è cessata nel 2009. La motivazione ufficiale, comunicata da Icom, è stata l'indisponibilità di alcuni componenti essenziali, una notizia che ha addolorato molti appassionati. Il suo successore, l'Icom IC-7000, di cui parlerò in seguito, ha portato avanti l'eredità del 706 con tecnologie più moderne, come il DSP a livello di media frequenza, una funzionalità che rende la demodulazione del segnale digitale... una sorta di «SDR» ante litteram.
L'IC-7000 ha anche introdotto un display a colori e una porta USB integrata per i modi digitali, oltre ad un connettore per un monitor esterno... Ma questi sono altri discorsi che riprenderemo in seguito...
Podcast di XJA: l'episodio di questa pagina!
Spero che questa storia vi sia piaciuta... La storia di un piccolo apparato che ha conquistato il cuore della nostra comunità.
La reputazione della serie 706 è stata costruita sulla fiducia e sulla sua durabilità. È un apparato che i suoi possessori amano visceralmente. C'è chi lo ha usato per più di 15 anni in mobile e dice che «va ancora forte» , e chi afferma che è l'ultima radio che venderebbe se si trovasse in difficoltà economiche. Questo affetto è il segno di un apparato che, nonostante i suoi anni, continua a regalare grandi soddisfazioni. Personalmente, dopo aver venduto il primo, ne ho comprato un secondo e l’ho anche provvisto di filtro a 250 Hz per la telegrafia... anche perché, senza, non è facile fare telegrafia... ![]()
Ascolta "Episodio 71, le radio che hanno fatto la storia: Icom IC-706/IC-706MKIIG" su Spreaker.
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