Aggiornamento al BRIX PC
Ritorniamo sull'argomento dei Piccoli PC!
In altre pagine di questo sito ho avuto modo di presentare un piccolo PC della Gigabyte: un Brix dotato di 4 GB di RAM ed un processore Intel Celeron.
Recentemente, ne ho salvato uno dalla discarica: aveva la batteria tampone scarica, con continue segnalazioni di errore alla partenza del BIOS, un disco rigido «meccanico» da 160 Gb ed era privo della scheda wi-fi, nonostante avesse due antenne già montate e parte integrante dello chassis di plastica.
Una scatoletta di frustrazioni...
Questo vecchio Brix non era altro che una piccola scatola di frustrazioni, un vero capolavoro di «ingegneria compressa»: sembrava progettato appositamente per scoraggiare chiunque avesse il vizio di metterci le mani dentro.
Quella sua batteria tampone, poi, era il colmo del cinismo industriale: era sepolta sotto la scheda madre, in fondo alla scatolina di plastica che fungeva da contenitore e incollata con una pervicacia degna di miglior causa, quasi a voler dire che una volta esaurita la sua carica, il destino di quel piccolo PC fosse definitivamente segnato.
Ma un Radioamatore non accetta mai un "no" come risposta da un pezzo di plastica e metallo, specialmente quando si tratta di un dispositivo che dovrebbe servire l'utente e non il contrario.
Pertanto, ho deciso di liberare la macchina dalle sue catene, smontandola pezzo dopo pezzo fino a metterne a nudo l'anima.
Ho estirpato quella batteria parassita ormai inutile e, con un tocco di ingegno che farebbe invidia ai laboratori clandestini di Shenzhen, ho installato un contenitore esterno collegato direttamente alla presa sulla scheda madre, usando il piccolo connettore della batteria originale; il piccolo contenitore, di cui ho già parlato in questo sito, è stato adattato nel vano sotto il coperchio. Adesso, quando il tempo tornerà a bussare sulla piccola pila al litio da 3 volt, non dovrò più celebrare un rito di smontaggio completo, ma mi basterà un gesto rapido e indolore, trasformando un incubo in una banale operazione da pochi secondi.
Cambiamo il disco!
Non contento di aver piegato l'hardware alla mia volontà, ho deciso che era il momento di dare una ripulita anche ai suoni del passato. Quel vecchio hard disk meccanico, con i suoi sinistri cigolii e la sua lentezza esasperante, è finito dritto nel cassetto dei ricordi tecnologici. Al suo posto ruggisce, se così si può dire di un componente totalmente silenzioso, un SSD da 16 Gigabyte. Qualcuno potrebbe ridacchiare davanti a una capacità così contenuta nell'era dei terabyte, ma chi mastica il codice sa bene che per far correre un kernel Linux con dignità e potenza, quello spazio è una prateria sconfinata dove i bit danzano senza l'attrito dei piatti rotanti.
Tuttavia, c’è anche poco da ridere a causa dei prezzi degli hard disk allo stato solido all’inizio di questo 2026: l’abnorme uso che di essi si fa nei moderni datacenter della IA, ha fatto salite i prezzi alle stelle e, vi assicuro, un disco da 16 Gb a meno di 10 euro resta un buon affare per un PC da usare come «muletto».
Il nuovo disco è una piccola schedina con due chip di memoria da 8 Gigabytes ciascuno; dovrebbe stare in un contenitore della forma di un harddisk da 2 pollici e mezzo; non avendo il contenitore, ho preferito inserirla in una custodia improvvisata fatta con pezzi di un foglio polarizzatore di un monitor disassemblato (per isolarla dai componenti interni del PC), lasciandola libera all'interno del piccolo case. Pur muovendosi in quel piccolo spazio, non dovrebbe fare alcun danno ![]()
Aggiungiamo la scheda Wi-Fi!
Infine, per coronare l'opera di affrancamento, ho eliminato l'ultimo cordone ombelicale che teneva il mio Brix PC ancorato alla scrivania: il cavo Ethernet. Con l'innesto di una scheda WiFi dedicata, ho regalato alla piccola bestia la libertà di muoversi liberamente, permettendomi di piazzarla in qualunque angolo della casa senza dover stendere metri di filo di rame.
I connettori d'antenna sono davvero piccoli: non è facile innestarli sulla piccola scheda. Bisogna fare attenzione a centrarli bene e sentire il «click» che conferma il corretto inserimento.
Ora, questo piccolo Frankenstein digitale, è più snello, più veloce e infinitamente più «smart» dell'originale, una dimostrazione lampante che con un po' di astuzia e il giusto approccio alla materia, qualsiasi dispositivo può essere migliorato.