La Radio Che Si è Fatta in Quattro

Storia, Innovazione ed Eredità della Serie Icom IC-756

Disegno a penna della Radio Icom IC-756ProIII

In questo nuovo episodio delle «radio che hanno fatto la storia» sono alle prese con un apparato davvero interessante...

Ed è una di quelle radio, possiamo davvero dirlo, che si è fatta letteralmente «in quattro» e che ha lasciato un segno indelebile nell'immaginario collettivo di noi radioamatori.

Si tratta di una radio Icom, e, questa volta, è una vera «ammiraglia»: si tratta della radio Icom IC-756...

Detto questo, presumo sarà una passeggiata interessante... quindi, partiamo subito!

L'Alba di un Gigante: L'IC-756 e la Rivoluzione del Display

Disegno a penna del retro della radio Icom IC-756ProIII

La storia dell'Icom IC-756 inizia in un'epoca in cui le radio da base per radioamatori erano caratterizzate da una moltitudine di comandi fisici e, tranne qualche raro caso, da display ancora a segmenti.

Nel 1996, Icom si avventurò in un percorso audace, inaugurando una nuova era con il lancio del primo IC-756. Questo ricetrasmettitore non era solo una evoluzione ma rappresentava una vera rivoluzione. Il suo elemento più distintivo era l'ampio display LCD, un display monocromatico da quasi 5 pollici, un tratto ereditato dal top di gamma IC-781, cui ho già dedicato un episodio del podcast.

Disegno ad acquerello del retro della radio Icom IC-756Pro

La scelta di un ampio display non fu solo questione di «estetica», ma un vero cambio di paradigma: il display si trasformò nel fulcro dell'interfaccia utente, sostituendo in parte il manuale d'istruzioni grazie a menu intuitivi che presentavano le informazioni in modo chiaro ed immediatamente comprensibile. La sua facilità d'uso era tale che, secondo le opinioni di molti, era possibile, con il 756, anche completare un QSO entro pochi minuti dal disimballaggio, senza neanche consultare il manuale!

Dando una sbirciatina sotto il cofano, poi, si notava subito che l'architettura rifletteva un sapiente mix di tradizione ed innovazione. Il primo IC-756 era dotato di un ricevitore supereterodina a quadrupla conversione con le frequenze intermedie (IF) a 69.0115 MHz, 9.0115 MHz, 455 kHz e una quarta, una specie di «semi frequenza intermedia» a «soli» 15.625 kHz, proprio lì dove operava il processore DSP. Questo design analogico multistadio garantiva solide prestazioni di ricezione, con una sensibilità elevata sulle bande HF e addirittura migliore sui 50 MHz... Sì, perché, anche se non l'ho ancora detto, questa radio opera in HF e sulla banda dei sei metri...

Ma, come è facile intuire, le novità andavano ben oltre il display LCD. La funzione «Dual Watch» (doppia sintonizzazione) era una caratteristica notevole per un apparato di questa classe. Ottenuta dividendo il segnale RF e utilizzando due oscillatori locali separati, consentiva il monitoraggio simultaneo di due frequenze distinte. Sebbene fosse una soluzione economica che non richiedeva un secondo stadio IF completo, presentava anche dei limiti, come un aumento del rumore di fondo ed un singolo circuito AGC (Controllo Automatico di Guadagno) che poteva sopprimere il segnale più debole in presenza di uno più forte. Il «band scope» era in tempo reale, ed occupava la metà inferiore dello schermo LCD: questo si rivelò essere un'altra innovazione straordinaria, permettendo agli operatori di «vedere» l'attività svolta in banda e di individuare quei segnali che altrimenti sarebbero sfuggiti.

Ma, a volerla dire tutta, l'implementazione del DSP nell'IC-756 prima serie fu un approccio cauto ma efficace. Operando in una «semi frequenza intermedia» di 15.625 kHz, forniva funzioni essenziali come un filtro Auto Notch per eliminare portanti fisse, un filtro audio stretto ed una riduzione del rumore di base. Funzioni di base, se vogliamo e che mi convincono che la vera scommessa strategica per questa radio, fu proprio la decisione di Icom di lanciare un apparato con un display LCD così grande che pose una importante ipoteca sul futuro dell'interfaccia utente.

Infatti, l'architettura del ricevitore era ancora complessa e prevalentemente analogica, mentre il DSP appariva quasi come una funzione aggiuntiva. È questa la conferma che Icom, non essendo ancora pronta per una transizione completa al digitale, aveva ben compreso che la grande sfida progettuale delle radio amatoriali non sarebbe stata solo nelle prestazioni circuitali, ma anche e soprattutto nell'esperienza visiva e nell'interazione con l'operatore.

Ed il 756 «prima serie» vendette con successo proprio il concetto dell'operatività «a colpo d'occhio», che sarebbe diventato lo standard del nostro settore solo qualche anno dopo.

L'Era del DSP: L'IC-756Pro e il Salto nel Digitale

Il disegno del bel brontaledella radio Icom IC-756Pro

A quasi quattro dalla sua introduzione, Icom portò la serie IC-756 a un livello superiore con il lancio dell'IC-756Pro. Siamo a primavera del 2000 e diciamo subito che questo secondo modello non fu un semplice aggiornamento, ma un vero e proprio ripensamento dell'intera architettura interna, segnando un passaggio epocale: da una radio che «aggiungeva» il DSP a una radio che era «definita dal DSP».

A principio del nuovo millennio, la novità più significativa per il 756 fu, purtroppo, l'abbandono del ricevitore a quadrupla conversione a favore di un sistema a supereterodina a tripla conversione. Le nuove frequenze intermedie erano 64.455 MHz, 455 kHz e 36 kHz.

Ma questa «apparente» semplificazione fu in realtà il fulcro di una grande innovazione. Il DSP non era più una funzione aggiunta e marginale che operava su una media frequenza intermedia molto bassa e quasi in banda audio (ricordate? Era poco più di 15 Khz!): al contrario, adesso è integrato nel cuore della catena di ricezione, operando sulla terza media frequenza a ben 36 kHz. Questa mossa consentì un controllo digitale e una flessibilità di filtraggio senza precedenti!

L'IC-756Pro fu acclamato come il «primo ricetrasmettitore con DSP a 32 bit a virgola mobile» e il «primo con forme di filtro personalizzabili». La funzionalità del Twin PBT (un doppio Passband Tuning), ora interamente digitale, offriva agli operatori un perfetto controllo sulla banda passante, consentendo di restringere e spostare sia il margine inferiore che quello superiore del filtro. La potenza del DSP si «completava» con altre funzioni cruciali, tra cui un keyer elettronico multifunzione, un registratore vocale digitale e un ottimo compressore vocale. Pensate: fu anche introdotto un efficace decodificatore per la RTTY.

Tutte queste novità, garantirono una accoglienza del mercato estremamente positiva: gli operatori esaltarono la capacità del DSP di ridurre efficacemente il rumore di fondo e di estrarre segnali deboli con un audio pulito e di alta qualità, privo degli «artefatti digitali» che affliggevano i primi apparati dotati di DSP.

Ma voglio ribadire che la transizione da quattro a tre conversioni non fu un «passo indietro» come si potrebbe pensare ma una profonda razionalizzazione del progetto. La quarta IF della prima versione del 756 serviva principalmente a «isolare» la banda passante da usare in quel DSP che era ancora piuttosto rudimentale. Eliminando questo stadio e spostando il DSP in una posizione più elevata nella catena delle medie frequenze (nel caso della seconda serie a 36 kHz), Icom dotò questa radio di un vero ed efficiente «filtro digitale». In sostanza, la «perdita» di uno stadio di conversione fu il prezzo da pagare per sbloccare il vero potenziale del DSP, a testimonianza che l'azienda stava dando priorità alla elaborazione digitale del segnale piuttosto che alla complessità di una catena puramente analogica.

Questa importante decisione tracciò anche la rotta per i futuri ricetrasmettitori di fascia media, combinando, definitivamente, l'architettura supereterodina con la flessibilità del DSP!

Affinamento e Miglioramento: L'IC-756ProII e il ritorno alle basi

Disegno del frontale della radio Icom IC-756ProIII

A questo punto del racconto, esattamente quando in Italia arriva l'euro, nel mondo arriva il nuovo Icom IC-756ProII!

Siamo proprio nel 2002 e, nonostante questa nuova terza versione non abbia segnato una rivoluzione, fu comunque un passo fondamentale per consolidare la già buona reputazione della serie: due anni dopo il Pro, questo nuovo modello fu battezzato «ProII» e si concentrò sul perfezionamento dell'architettura DSP già esistente, offrendo alcuni miglioramenti circuitali ed una maggiore affidabilità.

Voglio sottolineare che le specifiche tecniche del ProII erano in gran parte sovrapponibili a quelle del Pro, cioè un ricevitore a tripla conversione e un DSP a 32 bit, ma Icom volle prestare attenzione al feedback degli utenti. Sul lato della trasmissione, infatti, la radio ricevette ampi consensi per la sua uscita audio considerata da tutti «pulita e di buona qualità», anche senza un complesso equalizzatore. Gli utenti apprezzarono, infatti, la semplicità delle tre impostazioni di larghezza di banda («narrow», «mid» e «wide» come per la radio Icom IC-7400) che, in combinazione con un buon microfono, erano sufficienti per ottenere modulazioni di buona qualità. Addirittura, l'assenza di un equalizzatore venne vista da alcuni operatori come un vantaggio, in quanto preveniva il rischio di ottenere un audio scadente a causa di regolazioni improprie.

Il ruolo svolto dal 756-ProII fu cruciale per il successo dell'intera serie. Consolidando l'architettura digitale e dimostrandone la sostenibilità a lungo termine, preparò il terreno per il modello finale anche perché, il ProII, come ho anticipato, non aveva introdotto funzionalità rivoluzionarie.

Questo non deve, però, essere considerato una debolezza ma la prova del ciclo di sviluppo di un prodotto ormai maturo e, se l'IC-756Pro aveva introdotto il DSP al centro dell'architettura, il ProII servì proprio come una «piattaforma di rifinitura» utile per perfezionare la tecnologia prima di un nuovo grande salto in avanti.

Il Campione: L'IC-756ProIII tra Analogico e Digitale

E siamo giunti alla quarta ed ultima versione della serie, l'Icom IC-756ProIII, introdotto nel 2003 e prodotto per ben sei anni, fino al 2009.

A questo punto, dobbiamo dirlo subito: l'IC-756ProIII è universalmente riconosciuto come un classico senza tempo: questo modello non è stato solo un'evoluzione ma una sintesi perfetta della filosofia di un progetto Icom ibrido tra analogico-digitale.

Queste caratteristiche diventano evidenti nella sua notevole capacità di gestione dei segnali forti. I miglioramenti introdotti portarono il ricetrasmettitore nella categoria degli apparati «da contest». Un'altra innovazione importante fu l'introduzione di un costoso e performante filtro «roofing» a cristallo, posizionato proprio davanti al primo mixer. Questo filtro fisico migliorò il «fattore di forma» e rese la radio molto meno suscettibile ai problemi in presenza di segnali forti.

Il DSP a 32 bit del ProIII, inoltre, fu ulteriormente perfezionato, migliorandone la riduzione del rumore e, finalmente, fu risolto il problema che, in QSK (il «full break-in» in CW), troncava la parte iniziale degli elementi telegrafici sopra i 20 WPM. Inoltre, l'interfaccia utente fu resa ancora più flessibile con l'introduzione della modalità «mini-scope»: questa funzione permetteva di visualizzare lo spettro della banda in una porzione ridotta dello schermo, consentendo all'operatore di interagire simultaneamente con altri menu, come quelli dei filtri o del keyer.

Con questi accorgimenti, il 756-ProIII rappresentò un punto di svolta ed una sinergia perfetta tra l'eccellenza analogica e la potenza digitale. Come spesso ho avuto modo di segnalare nei miei video insieme a Saverio IK7IWF, i ricetrasmettitori basati esclusivamente su DSP possono essere facilmente saturati da segnali vicini molto forti che sovraccaricano il convertitore analogico-digitale (ADC) prima ancora che l'elaborazione digitale possa iniziare. Aggiungendo un filtro analogico ad alte prestazioni all'inizio della catena di ricezione, Icom si assicurò che il motore digitale fosse alimentato con un segnale pulito, correttamente «dosato» e «pre-filtrato». È proprio questa la chiave delle leggendarie prestazioni del ProIII che rimane, ancora oggi, un modello di riferimento nelle radio di fascia alta.

La sfida del mercato: L'IC-756 ed i suoi concorrenti

E veniamo ai diretti concorrenti di questa radio... Come è facile immaginare, la serie IC-756 si è sviluppata scontrandosi con gli altri giganti del settore: Yaesu e Kenwood. Il confronto con questi rivali storici mostra proprio le filosofie progettuali che hanno plasmato il mercato per anni.

E la principale sfida tecnica arrivò proprio dal Kenwood TS-870S, che, pur non avendo il grande display a colori e lo spectrum scope dell'Icom (progettato nel 1995 e prodotto sino al 2004), era celebre per la sua implementazione del DSP... ma, a differenza dell'Icom, il DSP del Kenwood operava nella parte audio della catena di ricezione.

Un altro rivale di spicco era lo Yaesu FT-1000MP, cui ho dedicato un intero episodio. Le recensioni degli utenti sottolineano una differenza tangibile: la sensazione di qualità e la costruzione «solida» della radio Yaesu, che faceva sembrare i prodotti Icom «dei giocattoli» sembra ormai un ricordo... Come per il Kenwood, anche l'FT-1000MP utilizzava un DSP nello stadio di bassa frequenza.

Il confronto tra questi giganti non fu un semplice duello ma una vera e propria competizione tra filosofie diverse di progetto. Icom scommise sull'interfaccia utente e sul feedback visivo con il suo ampio display e lo spectrum scope. Yaesu puntò, invece, sulla qualità costruttiva «vecchio stile» e su funzionalità estese. Kenwood, più semplicemente, si concentrò sulla qualità del suo DSP audio.

E, certamente, questa rivalità fu positiva: creò, infatti, un circolo virtuoso che spinse tutti i produttori all'innovazione e la radio IC-756 ne è stata proprio il «catalizzatore», un apparato che ha spostato l'attenzione del mercato verso un modello che privilegia la qualità e la facile interazione dell'operatore con la radio.

E, per concludere...

A più di due decenni dal suo debutto, l'IC-756ProIII continua a essere un apparato molto apprezzato, dimostrando che alcuni classici non tramontano mai e continuano a godere della fedeltà dei tanti radioamatori che ancora lio usano.

Detto questo, mi rendo conto che non è facile parlare di apparati come questo, radio che, nel vero senso della parola, hanno «fatto la storia» per noi radioamatori...

Ed ora, il nuovo episodio del Podcast di XJA...

...Dedicato alle «Radio che hanno fatto la storia», categoria in cui, il 756, ha un ruolo d'onore.

Come sempre, l'episodio è pubblicato sul mio canale Spreaker:

Ascolta "Episodio 81, le radio che hanno fatto la storia: Icom IC-756, IC-756Pro, IC-756ProII e IC-756ProIII" su Spreaker.

E nella apposita Playlist di Youtube: