Diplomi veri e diplomi falsi
Ovvero, diplomi di «serie A» o di «serie B»?
Ho parlato altre volte di «diplomi per radioamatori» e ci ritorno a parlare perché in rete, frequentemente, ma anche su patinatissime riviste oltre che su alcune chat dei social, leggo commenti di «insofferenza» nei confronti di questo modo di fare radio...
«Si potrebbe fare il Diploma della Pizza Margherita», obietta qualcuno che, pochi giorni prima, ha partecipato al diploma dell'aviazione civile in Nuova Zelanda il cui nesso con la radio probabilmente pari a quello della Pizza Margherita... Perché, diciamolo subito: anche in una pizzeria si può nascondere una radio ricetrasmittente per le onde corte...
Insomma, pare che ci siano diplomi di «serie A» e diplomi di «serie B»... Diplomi «veri» e diplomi «giocattolo» ed in questo nuovo episodio del Podcast di XJA voglio analizzare proprio queste «problematiche»...
Un mondo meraviglioso
Il meraviglioso mondo del radiantismo è quel luogo magico dove un manipolo di appassionati riesce a trasformare un nobile esperimento di fisica delle comunicazioni in una rissa da condominio per stabilire chi abbia l'antenna più lunga, la radio «più tosta» o il certificato più prestigioso appeso sulla parete della stazione.
Prima di continuare, però, voglio spendere due parole sul mio modo di vedere questo «comparto» del radiantismo... Sì perché, il «diploma», deve essere inteso come «una nuova scusa» per tornare a fare radio. Personalmente non mi importa se sia indetto da una associazione blasonata ed importante o da un gruppo di radioperatori appena costituito, se abbia le regole facili o complicato da morire: perché, se sento una stazione che chiama, io gli rispondo a prescindere, perché dall'altra parte dell'etere c'è un appassionato come me che sta spendendo il suo tempo, sta consumando radio e corrente per mettere in onda la sua voce o il suono del suo tasto per «far divertire» il prossimo. Insomma, voglio dire che, se non ci fosse lui, quella frequenza sarebbe libera, deserta come il Sahara in un caldo pomeriggio di Ferragosto...
Insomma, per dirla proprio tutta, queste competizioni, che spaziano dalla rievocazione della battaglia di Canne alla sagra della porchetta di Ariccia, hanno l'indiscutibile merito di trasformare bande radio altrimenti silenziose come un cimitero a mezzanotte in un formicaio impazzito di segnali Morse ed urla in fonia ![]()
Eppure, proprio tra una chiamata e l'altra, spunta l'immancabile figura del «Purista della frequenza», un critico illuminato che osserva quanto accade in frequenza dall'alto del suo piedistallo di ghiaccio. Per costui, non tutti i diplomi sono nati uguali. Esiste –infatti– una misteriosa gerarchia celeste che separa i diplomi di «Serie A» dalle plebee manifestazioni di «Serie B». Quasi sempre, curiosamente, la «Serie A» coincide con le attività cui lui partecipa o anche organizzate dal critico medesimo o dai suoi compagni di merende, dove, molto spesso, la difficoltà tecnica è tale che serve una laurea in astrofisica ed il favore degli dei solo per capirne il regolamento...
Al contrario, tutto il resto, ovvero ciò che diverte la massa e riempie l'etere di vita, viene bollato come «inutile diplomite», una sorta di «malattia esantematica» che colpisce chi osa trasmettere per il puro piacere di farlo e non per la gloria imperitura di un pezzo di carta patinata magari da richiedere all'associazione di cui il nostro «amico» fa parte dopo aver messo i «dindini» in una busta spedita per raccomandata...
Sì, perché oltre che «critico illuminato» probabilmente è anche «tradizionalista» e quelle diavolerie web con siti internet e diplomi in PDF proprio non lo convincono...
Una distinzione che non dovrebbe esistere
Ma questa distinzione tra diplomi di prima e seconda classe è l'apoteosi del paradosso radioamatoriale.
Da un lato ci si lamenta che le frequenze sono deserte e che i giovani preferiscono TikTok al QRP, Facebook al DX e le varie Chat al QSO serale in 80 metri... dall'altro si storce il naso se viene indetto il diploma dedicato alla «scoperta della lampadina elettrica a pile» e, se non si riesce a boicottarlo magari creando ad hoc del QRM, con portanti e disturbi di vario genere, lo si critica come «inadeguato» anche se attira centinaia di operatori pronti a darsi battaglia per un semplice rapporto di ricezione.
Sarebbe come se un critico d'arte culinaria decidesse che solo il tartufo bianco merita di essere mangiato, guardando con disgusto chiunque si goda una pizza in compagnia o un bel piatto di spaghetti al pomodoro, solo perché, questo critico, li considera «troppo popolari». L'illuminato critico di turno dimentica, forse per un eccesso di onde stazionarie nel cervello, che l'obiettivo primario di queste gare è proprio quello di tenere accesi i ricetrasmettitori, dar fiato ai microfoni e far girare i rotori d'antenna.
Però, leggendo articoli e commenti saccenti, vi assicuro, non sono solo i rotori a girare...
Diplomi: possiamo davvero farne a meno?
Perché, e sono sicuro di questo, senza questi tanto derisi diplomi di «Serie B», i nostri amici sapientoni si ritroverebbero a lanciare i loro dotti «CQ» in un vuoto cosmico, parlando da soli come naufraghi su un'isola deserta, circondati solo dal fruscio del rumore di fondo. O magari con qualcuno che risponde «QRZ?» e, dopo aver capito bene il nominativo, se ne va senza neanche rivolgergli una parola, forse ritenendo inutile fare QSO con coloro che appartengono ad una entità facile da collegare...
Ma d'altronde, lo capisco: la tentazione di sentirsi parte di un'élite è troppo forte ![]()
Mi chiedo se è meglio un diploma deserto ma «serio» e «per pochi intimi» al posto di una banda affollata di operatori festosi che celebrano l'anniversario della prima trasmissione transatlantica o, perché no, la festa del patrono locale.
E sono sempre più convinto che, in fondo in fondo, il vero diploma di «Serie A» dovrebbe essere quello assegnato alla pazienza di chi ancora fa attività sulle nostre frequenze, un operatore convinto del fatto che, finché c'è un diploma, ci sarà sempre qualcuno dall'altra parte della sua antenna pronto a rispondergli.
E questo, secondo me, non è davvero poco ![]()
Ed ora, il 78.mo episodio del Podcast di XJA!
E siamo proprio a 78! Settantotto episodi del podcast e, questa volta, cerchiamo di scherzarci un po` su.
Come sempre, l'episodio è ascoltabile sul mio canale Spreaker e sulle principali piattaforme di podcasting:
Oppure sul mio canale video su Youtube, nella apposita playlist: