POTA, il diploma Park on the air
Il «Parks on the Air»: per gli amici, POTA!
E no! Parliamo di parchi e il pota non ha nulla a che vedere con la normale rimonda e pulizia degli alberi ma, per chi non lo sapesse, è l'acronimo di «Parks on the Air» e, mea culpa mea grandissima culpa, non me ne sono mai interessato.
Sì, ho fatto la registrazione tanti anni fa, tanto da essermene addirittura dimenticato... e, proprio ieri, 12 marzo 2026, collego la stazione F4IHG/P e il suo operatore, Gael, mi passa la referenza FR-9604 che uso per cercare il locatore da inserire nel mio Log di stazione.
I risultati di google per questa ricerca mi portano proprio sul sito dedicato a questa attività: parksontheair.com.
Trovo il locatore e, completamente dimentico d'essere già registrato, provo ad accedere... Noto con stupore che la password è memorizzata sul mio PC di stazione, segno evidente che ero già utente pur non avendo mai degnato di una benché minima attenzione questa attività e le relative stazioni attivatrici, che trasmettevano montando la propria stazione all'interno dei diversi parchi presenti nel mondo...
Navigando sul portale, molto completo e ricco di informazioni, scopro anche che non solo sono registrato ma, nel corso degli anni, ho fatto tantissimi QSO con stazioni POTA che mi portano a scaricare un discreto numero di attestati sino al «Certificato Diamante» che garantisce il collegamento con almeno 50 referenze uniche ![]()
Non solo: ci sono anche altri due livelli da completare con 75 e 100 referenze POTA...
Una breve storia del POTA
La storia del Parks on the Air (POTA) è una di quelle avventure nate quasi per caso, capace di trasformare radicalmente il modo in cui viviamo il radiantismo moderno. Tutto ha inizio da una scintilla scoccata nel 2016, quando l'ARRL (l'associazione radioamatoriale americana) lanciò il programma National Parks on the Air per celebrare il centenario del National Park Service negli Stati Uniti.
Quell'evento doveva essere temporaneo, una festa di un anno destinata a chiudere i battenti alla fine di dicembre dello stesso anno, ma scatenò un entusiasmo tale che la comunità non era affatto pronta a dire addio a quella piacevole sensazione che si prova montando un'antenna tra i pini o su una scogliera.
Proprio da questa riluttanza a metter a tacere le stazioni campali nacque l'attuale POTA, grazie alla visione di un gruppo di volontari che decise di rendere quell'esperienza permanente e, soprattutto, globale.
A differenza di altri diplomi più rigidi o formali, il POTA ha saputo intercettare un desiderio profondo: quello di unire l'amore per la natura e le esperienze fuori porta alla sfida tecnica delle trasmissioni via radio. Il successo è stato immediato perché ha abbattuto le barriere all'ingresso; non serve essere un esperto di contest ad alta velocità o avere una «stazione da guerra» in casa. Basta una radio portatile, una batteria e un pezzo di filo lanciato su un ramo per diventare un Attivatore!
Il cuore pulsante di questo «gioco» risiede proprio nel dualismo tra chi sta nel parco e chi sta a casa. L'attivatore sfida gli elementi e il rumore di fondo della natura per stabilire almeno dieci contatti necessari a convalidare la sessione, mentre i Cacciatori (o Hunter) pattugliano le bande radio per «catturare» quel parco specifico e aggiungerlo alla propria collezione. È una dinamica che crea una simbiosi incredibile: senza i cacciatori che rispondono con pazienza, l'attivatore resterebbe in silenzio nel bosco; senza l'attivatore che sfida il freddo o il caldo, il cacciatore non avrebbe nuovi territori da esplorare virtualmente, grazie alle sue radio ed alle sue antenne!
Ciò che rende il POTA unico nel panorama dei diplomi è la sua infrastruttura tecnologica. Il portale web, infatti, è un esempio di modernità: le mappe interattive e prevede un sistema di spotting in tempo reale che permette a chiunque di sapere esattamente dove e quando sintonizzarsi.
Non c'è la pressione dei concorsi classici; regna l'Ham Spirit di un tempo dove il rispetto per l'ambiente e per i colleghi conta quanto la qualità del segnale. Nel corso degli anni, il programma si è espanso capillarmente in ogni continente, mappando migliaia di riserve naturali, parchi nazionali e oasi protette, trasformando ogni uscita fuori porta in un'opportunità per testare le proprie capacità di comunicazione in emergenza, le attrezzature e le proprie conoscenze tecniche.
In pratica, ho scoperto un nuovo mondo!
E così, assolutamente per caso, scopro un mondo che a me, sino a questo momento, mi era del tutto ignoto.
Sì, certamente ero al corrente delle attivazioni fatte da diversi amici, tra cui Alessandro IU2UFF che ho collegato qualche giorno fa in fonia mentre era in un parco del Trentino ma, la mia esperienza con il POTA si ferma lì... oltre alla rimonda annuale degli alberi nel mio giardino.
Ho chiesto ad Alessandro IU2UFF il suo pensiero in merito a questa attività, chiedendogli esplicitamente "perché fa attività POTA: riporto qui la sua risposta:
La risposta di Alessandro, IU2UFF
Bella domanda... nel mio caso era un'esigenza di carattere tecnico: non avendo avuto un'antenna sul tetto per molti mesi, la possibilità di fare radio in maniere decorosa passava per l'attività in portatile. Pertanto il progetto POTA restava l'unico modo di fare radio con un minimo di soddisfazione dove c'è tutta quella componente che riguarda il raggiungere un posto nuovo per fare radio.
Alcuni di questi luoghi sono naturalisticamente meravigliosi da cui scaturisce il vantaggio di collegare radioamatori da altri parchi, facendo scaturire il cosiddetto P2P, park-to-park.
Voglio ricordare che il progetto POTA ha ormai un certo successo ed un certo seguito... pertanto, se io chiamo con la mia attrezzatura da casa, pur disponendo di un'antenna mediamente performante, certamente qualcuno risponderà ma se chiamo dal parco è tutta un'altra cosa: pensa, l'ultima attivazione dal Presena ho fatto più di 100 collegamenti in appena un'ora e con solo 20 Watt! Insomma, c'è anche la soddisfazione di creare il pile-up introno alla mia chiamata perché i cacciatori sono tanti e la presenza di nuove referenze fa sempre gola.
In questa attività c'è anche la componente del divertimento nel montare le antenne e calibrare l'attrezzatura, specialmente se questa attività è svolta in compagnia. Anche il creare le proprie antenne: io, ad esempio, ho creato dei piccoli dipoli estensibili in modo da poterli usare su frequenze diverse e, chiaramente, si possono acquisire varie conoscenze come, ad esempio, usare un VNA.
Altro aspetto da non trascurare è la possibilità di fare pota con setup davvero minimali come, ad esempio, un G-106, una batteria ed uno stilo da piantare per terra con un filo da contrappeso e metti in aria una stazione con cui farti sentire in tutta Europa e, se la propagazione ti aiuta, anche da oltre oceano. Insomma è un bel modo di fare radio che mi sento di consigliare a tutti coloro che cominciano questa nostra attività...
Non ti nascondo che l'ideale sarebbe fare POTA in CW da quei posti lì, come alcuni già fanno. Altro elemento da non trascurare è il rumore: quando sei nel parco, lontano dalla città, senti tutti i segnali, con rumore di fondo così basso che sembra quasi avere l'antenna staccata... al contrario, nella mia stazione, ho un forte rumore che mi impedisce di ascoltare i segnali più deboli. Non ti nascondo che alcuni miei amici hanno fatto i migliori collegamenti proprio dal parco!
Farò mai l'attivatore POTA?
Anche questa è una bella domanda! Non lo so, probabilmente no... pur avendo tutta l'attrezzatura per farlo. E no, non mi ci vedo a portarmi dietro ‘sta roba in un bosco per chiamare in CW o fonia CQ POTA.
Quando l'età aumenta, preferisci la sicurezza delle quattro mura domestiche all'aria aperta con freddo (o caldo), zanzare o animali di vario genere. È la stessa cosa di quando, da giovane, ami il campeggio e la moto ma crescendo, ti rendi conto che un'auto ed una stanza d'albergo sono certamente meglio.
Tuttavia, la prima cosa che ho fatto è stata andare a guardare le regole di attivazione... mai dire mai, vero?
La prima indicazione del regolamento che mi è piaciuta molto è che «POTA non è un concorso; i QSO POTA possono avvenire su qualsiasi banda amatoriale, comprese le bande WARC» eppoi, un'altra regola che mi piace è che «Sono vietati i QSO completamente automatizzati»: IA sei stata avvisata! ![]()
Tra le altre regole, interessante la «location» della stazione attivatrice: «L'attivatore e tutta l'attrezzatura devono trovarsi all'interno dei confini del parco e su proprietà pubblica» e «Sono consentite le attivazioni da veicoli, camper, ecc. parcheggiati su proprietà pubblica entro i confini del parco»: questo, per un pigro come me, è semplicemente fantastico! Però il fatto che «Gli attivatori non possono tentare di attivarsi da una proprietà privata, anche se la proprietà privata è adiacente o circondata da una proprietà del parco» mi lascia perplesso perché se la mia casa è all'interno di un parco, automaticamente, non è parco e, quindi, l'attivazione non è valida! ![]()
A complicare la cosa giunge la regola che «se un sistema di sentieri o un fiume sono designati come entità POTA a sé stanti (non come parti di un parco terrestre con un confine definito), l'attivatore e l'attrezzatura della stazione devono trovarsi su proprietà pubblica entro 30,5 metri (100 piedi) dal bordo del sentiero o del fiume».
Al contrario, per il cacciatore non ci sono particolari indicazioni ma se si trova in un altro parco scatta il «P2P», cioè un «Park to Park» dove ci sono le regole di attivazione da seguire... ma questo è un altro discorso.
Alla fine, l'attivatore deve caricare il log formato ADIF in una apposita sezione del sito, dopo essersi autenticato: operazione facile e veloce.
Per i cacciatori
Pertanto, per i cacciatori è puro divertimento perché «I cacciatori non inviano log al programma. Solo gli attivatori lo fanno. I cacciatori guadagnano crediti tramite i log degli attivatori.» anche se, vale la pena sottolinearlo qui, non ci sono limiti di tempo per caricare i registri ed una attivazione è valida anche con soltanto 10 QSO ed è considerata grande cortesia caricare immediatamente i log.
Pensando a quel «solo 10 QSO» mi vengono in mente alcune attivazione «Made in Italy» dove regole piuttosto confuse prevedono millemila QSO da fare prima che l'attivazione sia considerata valida o la rilevazione della propria posizione trasmettendo un file KMZ al gestore! Forse per questo motivo ho sempre considerato «fuffa» queste attività che hanno spinto me ed i miei amici di Radio Penisola Salentina a realizzare il Diploma Permanente delle Grotte Salentine dove basta un solo QSO ed un video per certificare e validare l'attivazione... più facile di così! ![]()
In conclusione
Come sempre, la semplicità è il successo delle cose: e qui le regole sono semplici.
Come sempre dico io, la radio è un gioco e, come tale, deve essere piacevole: noi radioperatori non facciamo i «radioamatori per lavoro» (qualcuno è convinto del contrario...) ed il divertimento deve restare parte integrante della nostra passione.
Il programma POTA mi ha piacevolmente sorpreso ed ora, visto il sito e considerate le regole, lo guarderò con animo diverso ed i colleghi che fanno gli attivatori avranno certamente una chiamata da parte mia!