Radio che hanno fatto storia: IC-775

Le radio Icom IC-775, IC-775DSP e IC-775DXII

Icom IC-775: disegno a penna della radio

In questo episodio si torna a parlare di radio che hanno lasciato un segno nella memoria di tanti appassionati... nell'ultimo periodo, infatti, mi ha molto incuriosito una radio che ho l'impressione sia stata, certamente immeritevolmente, meno famosa di altre...

In realtà si tratta di ben tre radio con differenze minime tra di loro e, una di esse, destinata solo al rigoroso ed esigente mercato interno giapponese...

Pertanto, mettetevi comodi: la protagonista di questo episodio è la radio Icom IC-775 e le sue sorelle!

I favolosi anni '90...

Siamo nella metà degli anni Novanta e, mentre tra i PC si diffonde Windows 95 e Linux muove i suoi primi passi, il mondo delle radio per radioamatori stava vivendo un momento di profonda trasformazione tecnologica.

L'era dei grandi apparati analogici di fascia alta stava, infatti, cedendo il passo alle prime vere integrazioni con l'elaborazione digitale dei segnali. E nel 1995 Icom aveva da poco concluso l'esperienza con il leggendario IC-781, la prima radio con un grande display a tubo a catodico di cui ho parlato nell'episodio 67 del Podcast di XJA...

Dunque, grazie proprio a questa importante esperienza, la grande casa giapponese decise di progettare una nuova ammiraglia da postazione base che potesse unire una potenza RF di prim'ordine (ben 200 watts!), una elevatissima dinamica di ricezione (grazie a ben 4 frequenze intermedie) ed una semplicità operativa per agevolare i cacciatori di DX e i contester.

Nacque così un importante progetto che avrebbe dato vita, per ben sette anni, dal 1995 fino al 2002, alla gloriosa famiglia composta dai modelli IC-775, IC-775DSP e dalla rara versione IC-775DXII, disponibile, come anticipato, per il solo mercato giapponese ed in grado di erogare le classiche 100 Watts.

La genesi di un'ammiraglia duratura

L'obiettivo dei progettisti della casa di Osaka era quello di offrire una stazione da base senza compromessi, capace di erogare ben 200 Watt continui grazie a un alimentatore interno potenziato e ad uno stadio finale estremamente robusto.

A differenza di apparati più compatti, l'involucro metallico dell'IC-775 venne disegnato con ingombri generosi, garantendo una dissipazione termica eccellente e un frontale ergonomico con tutti i comandi a portata di mano, dominato da un grande strumento analogico e da due manopole di sintonia per la gestione di ben due ricevitori interni indipendenti.

Il fatto che la produzione di questa radio continuasse nell'arco di tempo di ben sette anni, dimostra quanto il progetto di base fosse innovativo ed in grado di rivaleggiare direttamente con i concorrenti dell'epoca, tra cui citiamo la pesante radio Yaesu FT-1000D di cui ho parlato nell'episodio 64 e di cui lascio il link in descrizione.

Tre modelli: IC-775, IC-775DSP e la versione giapponese IC-775DXII

La radio Icom IC-775DSP

Tuttavia, sebbene il progetto di base rimanesse praticamente lo stesso, la radio ebbe tre varianti che riflettevano le diverse opzioni e le esigenze dei mercati di destinazione.

L'IC-775 «standard» rappresentava, difatti, il modello di partenza, fornito con una dotazione di filtri base e con la predisposizione per il modulo DSP opzionale.

Ma questa versione ebbe il merito di destare una gran curiosità e, ben presto, il mercato richiese a prepotentemente l'integrazione del circuito di elaborazione digitale, portando al successo planetario l'IC-775DSP. In questo modello, la scheda DSP era installata di serie e agiva a frequenza audio (come avviene, ad esempio, nella radio FT-1000MP) per offrire funzioni avanzate come l'abbattimento del rumore di fondo o il miglioramento dell'audio sia in ricezione che in trasmissione.

Al contrario, la versione IC-775DXII rappresentò un raro «oggetto del desiderio» per gli appassionati del marchio Icom. Curiosamente, questa radio, fu prodotta esclusivamente per il mercato interno giapponese e, comunque, celebrava il massimo livello di raffinatezza tecnica della serie. Oltre a riportare la serigrafia DXII sul pannello frontale, la radio usciva dalla fabbrica di Osaka completamente accessoriata, provvista dei filtri a cristallo sia sulla prima che sulla seconda frequenza intermedia. Presentava inoltre schermature interne ottimizzate ed una migliore calibrazione dei circuiti di sintonia e del guadagno di RF per soddisfare i rigorosi standard dei radioamatori giapponesi. Stranamente, la sua potenza di uscita era limitata a sole 100 Watts.

Architettura e prestazioni

Icom IC-775: Il retro pannello della radio

Ma la grande novità della radio Icom IC-775 è rappresentata dall'adozione di due ricevitori totalmente indipendenti. Il ricevitore principale sfrutta una configurazione a quadrupla conversione con una prima media frequenza a ben 69 MHz, ed è caratterizzato da un front-end ad altissima dinamica, dote fondamentale per resistere a fortissimi segnali adiacenti durante i contest, specialmente sulle bande basse.

Il ricevitore secondario, a doppia conversione, permette un ascolto simultaneo ed è perfetto per i collegamenti in «split», consentendo all'operatore di monitorare contemporaneamente la frequenza del DX e quella del pileup delle stazioni chiamanti: insomma, è come avere due radio!

Il sintetizzatore di frequenza è basato su tecnologia DDS (Direct Digital Synthesizer) ed assicura tempi di aggancio ultrarapidi con un rumore ridotto al minimo: questo garantisce un segnale estremamente pulito sia in CW che in SSB. Interessante anche la presenza del celebre sistema «Twin PBT» di Icom, che permette di stringere o traslare la banda passante agendo proprio sulle frequenze intermedie, eliminando i segnali interferenti a pochi Hertz di distanza senza distorcere la voce dell'interlocutore.

Accessori che hanno conquistato la comunità

Uno sguardo meritano anche alcuni accessori di particolare successo di questa radio...

Intorno alla serie IC-775, infatti, si sviluppò una ricca dotazione di accessori che permetteva a ciascun operatore di personalizzare l'apparato in base alle proprie esigenze operative.

Tra i componenti più ricercati figura l'oscillatore ad alta stabilità CR-282, un TCXO in grado di portare la stabilità in frequenza a livelli eccezionali, indispensabile per i lunghi periodi di trasmissione.

Un capitolo a parte merita la vasta gamma di filtri a cristallo per le frequenze intermedie dei 9 MHz e dei 455 kHz. Gli appassionati di telegrafia andavano alla ricerca dei filtri stretti da 250 Hz e 500 Hz, come i famosi FL-222 ed FL-52A, comuni a molte radio Icom ed oggi quasi introvabili, mentre gli operatori SSB prediligevano il filtro a banda stretta FL-223 da 1,9 kHz per ripulire il canale da adiacenti molto forti.

Icom IC-775: un po di filtri per le medie frequenza

La possibilità di installare due complete serie di filtri di media frequenza trasformava la radio Icom IC-775 in un mostro in grado di operare anche in presenza di forte QRM.

Per completare il corredo di accessori, Icom offriva l'altoparlante esterno coordinato SP-20, dotato di filtri audio passivi selezionabili per regolare la risposta in frequenza in base all'ascolto.

Icom IC-775: accoppiata vincente con il microfono SM-8

Un occhio di riguardo meritano i due microfoni da base abbinabili a questa radio: il classico e blasonato SM-8, caratterizzato dal suo gambo flessibile «a collo d'oca» ed il moderno SM-20, entrambi capaci di conferire alla trasmissione la tipica modulazione corposa e penetrante che ha reso celebri questi apparati.

Ed ora, il nuovo episodio!

E siamo arrivati al nuovo episodio delle «Radio che hanno fatto la storia» dedicato al mitico IC-775.

Come sempre, potete ascoltarlo sul mio canale nella piattaforma spreaker.com e su altre piattaforme:

Ascolta "Episodio 98, le radio che hanno fatto la storia: Icom IC-775 e... sorelle #icom #hamradio" su Spreaker.

ed anche sul mio canale Youtube, nella apposita playlist: